qui solo delirio

mercoledì 6 febbraio 2008

In the Hanging Garden

Nel giardino insanguinato correvamo
felici ed urlanti
mentre sguardi lascivi e assetati ci osservavano dall'alto
vogliosi della nostra vitalità, della nostra gioia.


Quale fosse il desiderio che ci teneva uniti non lo sapevamo o non era dato da sapere
stavamo solo sognando di soffrire
ma in fondo quella era la nostra vita, assurda forse, ma degna di essere vissuta fino in fondo
fino a sanguinare
mentre nel giardino oscuro nuove vergini venivano sacrificate
a Dei ignoranti e lussuriosi.


Le senti le urla?
Lo senti l'odore della carne che brucia?
Le vedi le lacrime cadere a terra ed esplodere in cristalli di rugiada?
Altro che musica celestiale, qua ci stanno scannando a ritmi tribali,
e nessuno che spara sul pianista, mentre questo ride di gusto soddisfatto.


Provo a colpire ali d'argento che mi passano davanti
maledicendo la spada dorata che stringe in pugno
troppo tardi per inveire
l'angelo colpisce e vince
ancora una volta sconfitto assisto alle mie ginocchia che si piegano e reclamano perdono,
il capo chino
le bestemmie che i denti serrano forti.


Schifosi individui asessuati, ecco cosa siete.
Io vivo, voi repressi e reprimenti
Io godo dei piaceri della carne
voi solo nel torturare con le vostre litanie e abluzioni sante
Io piango soffro me ne compiaccio urlo ed impazzisco
voi immobili come terracotta, fermi sul vostro piedistallo sacro
Io vivo e perdo
voi osservate e ubbidite.
Ecco la differenza.


Rompere le catene
ribellarsi
sobillare
preparare la rivoluzione
spezzare le tavole
rompere gli indugi
urlare alla luna
sanguinare
Perchè sono un uomo libero, e tale voglio rimanere, anche vestito di stracci ed umiliato
Libero di sputare sulle vostre sentenze
Libero di essere pazzo
Libero di morire di stenti
Libero di correre se ne ho voglia o di rintanarmi in una buca maleodorante
Libero di essere me stesso, sempre.
Ecco la differenza.


Nel giardino insanguinato
da bambini correvamo felici
senza nessuno che ci avvisava degli orchi in agguato in fondo agli alberi.
Eravamo morti e non lo sapevamo
Anime sacrificate sull'altare sbagliato
Personalità scisse e reprobe
Sguardi disturbati e paurosi
Brividi che corrono lungo la schiena mentre le maestre colpiscono a suon di schiaffi
mentre la sorpresa delle mutandine della mia amichetta rendeva l'aria dolce e profumata.
Ricordi pagati a caro prezzo,
con monete vendute al mercato della vergogna e del peccato.
Perchè ci eravamo toccati curiosi un dell'altro, mutandina contro mutandina, ridendo e giocando.


Ma loro erano i guardiani, e nulla ci fu scontato.
Guardami ora mentre piango ricordando cosa fu allora,
guardami quanto male mi hai fatto
è ora che tu lo paghi.
Con gli interessi.
Maestre uguale scuola uguale imposizioni uguale stato uguale dittatura uguale rivoluzione uguale sangue uguale bombe uguale urla.
Urla
le stesse di allora.
Imposizioni, le stesse di allora.
Sangue, lo stesso di allora.
Lo schiaffo non sarà mai dimenticato, è ora che tu paghi tutto.


Era questo che pensavo mentre mi avvicinavo alla casa della vecchia maestra in pensione.
Colpiscimi adesso, vecchia puttana.
E' facile imporsi su di un bambino.
Fallo adesso.
Adesso che sono un uomo
Adesso che non piu' paura
Adesso che conosco il significato della parola paura.
Colpisci adesso, con tutta la forza che hai,
Colpiscimi come mi colpisti allora, fammi male.
Fammi urlare.
Fammi godere.


- continua -

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