Culto del NeroAssoluto

qui solo delirio

lunedì 6 settembre 2010

Amore, regna ovunque su di me

Amore, regna ovunque su di me
anche quando io non ci sarò più,
fa in modo che il mio ricordo le rimanga conficcato nel cuore
caldo e palpitante, mentre nella notte ripete agli spettri il mio nome

Amore, regna ovunque su di me,
e fa che pianga e fa che soffra
anche quando le fotografie rimaste nel palmo della sua mano fredda e spezzata
le proveranno la mia gioia malsana e dannata.

Amore, regna ovunque su di me ,
riempi l'aria del profumo della sua malinconia, avvolgile il collo sanguinante
rendi possibile questo incubo
lasciaci camminare nel profondo della notte, uniti ed uccisi.

sabato 9 gennaio 2010

Tu che sai ancora piangere

Tu che sai ancora piangere
in questo mondo tetro
e non ti vergogni di mostrare il tuo dolore
mentre lacrime scendono simili a gocce di rugiada lungo steli e corolle profumate
io ti stringo ed urlo la mia miseria
dinanzi al tuo tuo volto spaventato.

Tu, che sai ancora piangere,
lo sguardo vitreo fisso sul nulla
concedimi la grazia della tua umiltà
troppo spesso derisa
e scambiata per debolezza
ed accoglimi nel tuo cuore
grande quanto la luna
immenso come la speranza.

Tu, che sai ancora piangere
e tremi tutta mentre ti stringo e dici di amarmi
ma di un amore lancinante che ti frantuma la vita
simile ad un veleno che scorre lungo le arterie
e sgorga dagli occhi quando è ora del commiato
perché sai che non sarò li ad attenderti quando tornerai a casa,
sola contro le tue paure
e nemmeno urlare servirà per dissolverle.

Tu che sai ancora piangere
anima fragile e bella quanto una madre ed oltre
lascia che io mi abbeveri in ginocchio dinanzi ai tuoi occhi
concedimi di sfiorare i tuoi piedi come gesto di perdono
anche se non merito nulla se non amorevole compassione
barattata in cambio del mio sorriso da bambino
unica vera ragione della mia presenza al tuo capezzale
nonché fonte di infinito dolore.

venerdì 18 dicembre 2009

Fredda mattina invernale

Brindo alla mia sconfitta
alzo il calice e rido
mentre tu osservi le mie ciglia inarcarsi
e senti la rabbia calda esplodere nelle vene
ma nulla puoi se non andartene senza voltarti

Brindo alla tua vittoria
ripeto continuamente nella testa questa frase
ma nulla mi quieta nulla mi cambia
volto semplicemente al declino
nemmeno lo spazio di urlare nell'aria fredda del mattino

Brindo al tuo dolore
ed a ogni percezione alterata dal risentimento
dolore che confluisce e non molla la presa
nemmeno quando guardandoti alla specchio
mostri il tuo volto triste e truccato in fretta

Brindo alla tua paura
alla tua ansia
ai tuoi incubi
alle tue paranoie esistenziali
ed a tutto quello che ti rende viva e schiava

Brindo alla porta chiusa ed a te che te ne vai
ad un addio sussurrato
dolce e che non fa male
che non lascia rimpianti e lacrime amare
ma solo una scia d'amore svanita in una fredda mattina invernale.

giovedì 29 gennaio 2009

Save a prayer

Le mie lacrime
sorta di testamento tattile
accompagneranno i volti deformi
di sogni lontani
accettando la sfida più grande
rischiosa più della sconfitta stessa
mentre tutto attorno variopinti ballerini
stoneranno il confronto con
disadorni fiori.
Si so morire
anche se non ho mai combattuto
mi senti?
Sto bruciando
assieme alle mie croci
in compagnia di angeli sbronzi
del mio sorriso
e smaniosi delle ceneri da benedire,
in ritardo sull’ora della morte
maledicendo la resurrezione
e la vita che un domani forse
verrà.

mercoledì 21 gennaio 2009

Alla deriva

In questo momento canto per assolvere i miei peccati
ma dalla mia bocca escono solo note stonate
e non credo che agli angeli questa litania piaccia.

Ci sto provando, lo senti?
Tiro le corde vocali fino ad emettere un urlo flebile in falsetto
degno di un ragazzino castrato,
ma non basta
Ti prego, assolvimi, tu che puoi.
Ne hai il potere.

Tutto intorno a me cambia, ma la musica che sento nella testa rimane sempre la stessa,
potente ed assordante, non mi fa capire nulla
e nel lento incidere verso la strada buia, accompagna i miei passi nel profondo ignoto.

Come puoi essere cosi' crudele?
Quale dio non si lascerebbe commuovere dal canto di un bambino perso nella notte oscura?
Guarda il nulla intorno a me,
sto urlando non lo senti?
Ho paura, tendimi la mano
accompagna il mio viaggio in questo sentiero irto di pericoli e peccati.

Sguardi compiaciuti osservano il tutto, ridendo nel buio,
mentre io trattengo a malapena la vescica, tutti vogliono umiliarmi
non gli basterà abbattermi.

Ecco che compaiono sulla scena le anime della notte,
le uniche desiderose della mia carne,
vampiri dal volto di donna,
sorridono lussuriose invitandomi nelle loro case,
presentandosi nude mentre suono alla porta, il seno gonfio ed i capezzoli eretti.

L'anima viene violata prima ancora del corpo.
Posseduto come un fantoccio, osservo il mio membro che si dimena nelle loro carni nella loro bocca mentre gli spiriti santi mi osservano e scuotono la testa.

Io non posso nulla, sono drogato fino al midollo di carne incestuosa e speranze vane.
Ti prego salvami, perdona i miei peccati.
Sto sbagliando, non posso fare finta di non saperlo.
Accogli la pecorella smarrita nel tuo ovile.
Comandami col bastone e dimmi quando posso pascolare e quando posso allontanarmi;
libero, ma non troppo.
Rendimi schiavo dei tuoi santissimi voleri
Pulisci l'anima e toglimi tutti quei pensieri sporchi che mi accompagnano di giorno, mentre di notte giro come un pazzo alla ricerca di nuova carne fresca con cui nutrirmi.

Sono un animale, e sono reietto.
Sono malato, e non basteranno le preghiere degli angeli a rendermi l'anima.
Urlo mentre mi colpiscono alle spalle
mentre mi controllano i documenti e ridono delle mie foto
l'ordine costituito, le divise, i giudici, la legge, morte a tutti.

Un colpo alla memoria mentre le candele si stanno spegnendo
mentre tutto attorno i bambini hanno smesso di giocare e nessuno che mi invita nel suo girotondo
Le mamme osservano dubbiose il bambino muto, allontanando la santa prole
Non ho piu' parole da dire,
so solo che mi sto esaurendo e nessuno attorno che mi offra una caramella.

Corrono tutti mentre il sole scende oltre le case,
rimango solo ad osservare il tramonto,
senza nessuna lacrima da piangere
senza sorrisi
senza qualcuno che mi prenda la mano
e mi dica che in fondo non tutto è perso.

mercoledì 6 febbraio 2008

In the Hanging Garden

Nel giardino insanguinato correvamo
felici ed urlanti
mentre sguardi lascivi e assetati ci osservavano dall'alto
vogliosi della nostra vitalità, della nostra gioia.


Quale fosse il desiderio che ci teneva uniti non lo sapevamo o non era dato da sapere
stavamo solo sognando di soffrire
ma in fondo quella era la nostra vita, assurda forse, ma degna di essere vissuta fino in fondo
fino a sanguinare
mentre nel giardino oscuro nuove vergini venivano sacrificate
a Dei ignoranti e lussuriosi.


Le senti le urla?
Lo senti l'odore della carne che brucia?
Le vedi le lacrime cadere a terra ed esplodere in cristalli di rugiada?
Altro che musica celestiale, qua ci stanno scannando a ritmi tribali,
e nessuno che spara sul pianista, mentre questo ride di gusto soddisfatto.


Provo a colpire ali d'argento che mi passano davanti
maledicendo la spada dorata che stringe in pugno
troppo tardi per inveire
l'angelo colpisce e vince
ancora una volta sconfitto assisto alle mie ginocchia che si piegano e reclamano perdono,
il capo chino
le bestemmie che i denti serrano forti.


Schifosi individui asessuati, ecco cosa siete.
Io vivo, voi repressi e reprimenti
Io godo dei piaceri della carne
voi solo nel torturare con le vostre litanie e abluzioni sante
Io piango soffro me ne compiaccio urlo ed impazzisco
voi immobili come terracotta, fermi sul vostro piedistallo sacro
Io vivo e perdo
voi osservate e ubbidite.
Ecco la differenza.


Rompere le catene
ribellarsi
sobillare
preparare la rivoluzione
spezzare le tavole
rompere gli indugi
urlare alla luna
sanguinare
Perchè sono un uomo libero, e tale voglio rimanere, anche vestito di stracci ed umiliato
Libero di sputare sulle vostre sentenze
Libero di essere pazzo
Libero di morire di stenti
Libero di correre se ne ho voglia o di rintanarmi in una buca maleodorante
Libero di essere me stesso, sempre.
Ecco la differenza.


Nel giardino insanguinato
da bambini correvamo felici
senza nessuno che ci avvisava degli orchi in agguato in fondo agli alberi.
Eravamo morti e non lo sapevamo
Anime sacrificate sull'altare sbagliato
Personalità scisse e reprobe
Sguardi disturbati e paurosi
Brividi che corrono lungo la schiena mentre le maestre colpiscono a suon di schiaffi
mentre la sorpresa delle mutandine della mia amichetta rendeva l'aria dolce e profumata.
Ricordi pagati a caro prezzo,
con monete vendute al mercato della vergogna e del peccato.
Perchè ci eravamo toccati curiosi un dell'altro, mutandina contro mutandina, ridendo e giocando.


Ma loro erano i guardiani, e nulla ci fu scontato.
Guardami ora mentre piango ricordando cosa fu allora,
guardami quanto male mi hai fatto
è ora che tu lo paghi.
Con gli interessi.
Maestre uguale scuola uguale imposizioni uguale stato uguale dittatura uguale rivoluzione uguale sangue uguale bombe uguale urla.
Urla
le stesse di allora.
Imposizioni, le stesse di allora.
Sangue, lo stesso di allora.
Lo schiaffo non sarà mai dimenticato, è ora che tu paghi tutto.


Era questo che pensavo mentre mi avvicinavo alla casa della vecchia maestra in pensione.
Colpiscimi adesso, vecchia puttana.
E' facile imporsi su di un bambino.
Fallo adesso.
Adesso che sono un uomo
Adesso che non piu' paura
Adesso che conosco il significato della parola paura.
Colpisci adesso, con tutta la forza che hai,
Colpiscimi come mi colpisti allora, fammi male.
Fammi urlare.
Fammi godere.


- continua -

lunedì 28 gennaio 2008

ED ALLA FINE UN DIO VENNE

Ed alla fine un dio venne
osannato dalla folla festante
venne
ma non era ciò che si aspettava
non era ciò di cui si aveva veramente bisogno
Dio scese direttamente dal regno dei cieli
e d'incanto l'aria attorno si profumò
ma vidi chiaramente qualcuno turarsi il naso


Fu quando vennero a prendermi che li vidi
le campane suonavano a morto ma per loro doveva essere una gioia
un giorno di festa
i loro visi tirati in un ghigno paradossale rispetto a quello che stava accadendo
fu quando vidi i loro cappi che capii che non me l'avrebbero fatta passare liscia
memori delle mie serate in osteria a bestemmiare contro le loro leggi
le loro figlie
la loro religione


Volevano giustizia dicevano
stabilire cosa era giusto e cosa sbagliato
ovviamente io ero quello sbagliato
sbagliato rinfacciare a questa mandria di bifolchi ignoranti superstiziosi bigotti
le loro colpe le colpe della loro religione della loro ottusità


Probabilmente aspettavano da mesi di farmela pagare
di ricacciarmi tutte le parole dette
di espellere il diavolo che mi faceva inveire odiare desiderare le loro donne
ma da buoni vigliacchi aspettavano ed intanto disprezzavano
sputavano per terra al mio passaggio
e aspettavano un segno
ed il segno alla fine giunse.


Gia sentivo la corda burrosa scendermi festante lungo il collo
gia vedevo le bocche sdentate dei vecchi ed i volti impauriti ed eccitati dei bambini
mentre le urla dei venditori di noccioline e birra fresca sovrastavano il tutto
mentre il mio sfintere faticava non poco a trattenere le mie viscere
e la mia gola le bestemmie e le ingiurie.


Ed alla fine fine un Dio venne
ma le vesta che indossava non erano consoni alla sensibilità ed all'occhio altrui
ma tutti fecero finta di niente
anche se qualcuno di nascosto rideva
mentre altri non si capacitavano del cattivo gusto...


Ti ringrazio per essere venuto
per avermi teso la mano
aspettando l'ultimo rantolio soffocato
mentre attorno grilli fluorescenti cantavano mestamente con gli occhi rivolti alla luna



Cos'altro potrei dirti che già non sai


forse la storia del contadino che arava da anni terreni incolti


facendo ridere i vicini


il paese tutto


finchè un giorno dopo anni passati curvo sulle zolle brulle


qualcuno vide un fiore colorato bellissimo e raro di valore


inestimabile


corsero ad avvertire il vecchio


ma lo trovarono morto


steso sul letto con un sorriso in viso


il suo sogno chiamato orgoglio si era compiuto.




Ed a lei, la mia lei che in questo momento non so se


starà piangendo o brindando


cosa potrei mai dire se non grazie?


Ti ringrazio per i fiori fuori sull'uscio


per le belle parole spese


per i gesti sinceri e dolci


per il tuo seno florido e sodo


per i tuoi occhi che spesso si confondevano col colore


della notte


inghiottendo tutti i miei pensieri tutte le mie paranoie


tutte le parole.




Quindi grazie di tutto e ti prego di perdonarmi


perdona i miei vestiti fuori moda


il mio essere ridicolo



i miei sguardi


la voglia di prenderti ogni giorno


le mie mani su di te ogni volta che vedevo la tua pelle


nuda...


ogni volta che ne avevo voglia


ogni volta che volevo sfogare la rabbia


ogni volta che volevo sangue...




No, grandissimo Dio del cielo immacolato,


non penso di meritare l'assoluzione adesso nell'ora


della mia morte


e gli sputi che ricevo mentre mi stanno


accompagnando verso il mio ultimo viaggio,


il mio ultimo spettacolo,


me lo ricordano.


Cos'altro potrei dirti, se non che anche io ho amato


a modo mio


tutte le creature del tuo immenso disegno divino...




Ed alla fine il Salvatore tanto atteso venne


tra le grida di gioia ed i flash dei fotografi


e gli autografi sulle magliette


ed i banchi delle statuine benedette


costruite da bambini nepalesi segregati in una cantina


fino alla maggiore età


da grassi uomini bianchi razzisti con in una mano


la Bibbia


e nell'altra il libretto degli assegni


e la semi automatica nella fondina bene in vista


sotto la giacca firmata.




No, non ci saranno urla ne' maledizioni da parte mia


non ci saranno comizi ne movimenti d'opinione


in mio favore


non ci saranno posti di blocco da forzare


non ci saranno ne' satanisti


sacrificanti qualche agnello


ne' qualsiasi altro baraccone pseudo religioso


culturale antagonista civilista


a difendere il candore dei mie occhi


ed il bianco dei mie denti




Non ci sarà pietà per il mio corpo


smembrato dopo la morte e santificato


bruciato pezzo per pezzo


per paura di non si sa quali poteri che io avrei


così è stato detto da un sant' uomo della chiesa


difensore delle anime


dal malcostume pornocratico imperante


dimenticando il suo impero di toccatine e


sfioramenti ai chierichetti ed ai mongoloidi



-continua-